Il poliuretano espanso flessibile: storia ed evoluzione di un materiale tra ricerca ed esigenza di mercato

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La scoperta del poliuretano è attribuita all’ingegno di Otto Bayer che nel 1937, mentre cercava di ottenere un nuovo polimero, ottenne nei laboratori Bayer in Germania, per la prima volta, questo nuovo materiale.

Nata in Germania all’inizio degli anni quaranta, la prima schiuma poliuretanica a base di poliestere trova un immediato impiego nel settore dell’edilizia dove, grazie alla sua fluidità all’atto della posa, ben si prestava a tamponare le naturali cavità determinate dai materiali tradizionali favorendo l’isolamento delle strutture.

Si dovrà giungere alla seconda metà degli anni cinquanta perché questo materiale, ulteriormente elaborato, venga impiegato con successo nella produzione degli elementi d’arredo imbottiti sostituendo di fatto l’uso del cascame di linaccio.

Il poliuretano espanso flessibile è un elastomero. Le sue caratteristiche principali sono l’elasticità e la resilienza, requisiti che lo rendono capace di sopportare una notevole deformazione sotto sforzo e di ritornare alle dimensioni originali quando quest’ultimo viene interrotto, garantendo il recupero spontaneo della sagoma iniziale ed evitando il crearsi di dannosi avvallamenti.

Attraverso la ricerca si è pervenuti alla creazione ed alla commercializzazione di materiali sempre più attenti e rispettosi delle esigenze dei consumatori.

La struttura microcellulare del poliuretano espanso flessibile permette il ricambio d’aria e la dispersione di umidità, condizioni che impediscono l’insorgere di tutte quelle allergie legate al proliferare di acari e batteri e consentono al corpo umano di godere di una naturale traspirazione.

Per queste motivazioni si può affermare, senza esitazione alcuna, di trovarsi di fronte ad un composto anallergico ed igienicamente sicuro.

Inoltre, il poliuretano espanso può essere facilmente riciclato: sono infatti in via di sviluppo nuovi sistemi quali il riciclo fisico, ottenuto mediante l’agglomerazione da effettuarsi con l’uso di appositi leganti, il riciclo chimico, che permette di decomporre il polimero nei diversi componenti al fine di ottenere un poliolo, ed il recupero energetico, conseguito attraverso la combustione del materiale in speciali inceneritori.

Contributo scientifico
Settore Ricerca e Sviluppo
PELMA S.p.a.